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Forse alcuni dischi più di altri mi ricorderanno l'annata ormai agli sgoccioli.
Tra questi, suonato alla nausea, 7 DUNHAM PLACE di Loco Dice, che complice la produzione di Martin Buttrich ha trovato un punto di fuga esattamente housey dalla tradizione minimal, nonchè l'equilibrio tra sessions ispirate e un certo minimalismo produttivo sempre a rischio chiusura.
Il secondo che mi viene spontaneamente a bussare in sede di giudizio è il triplo cd con cui la Defected ha radunato le maggiori produzioni di Dj Gregory. FAYACOMBO SESSIONS è un monumento alla house dagli umori afro del produttore francese, e insieme coacervo di spinte ad elevare costantemente il genere dal ghetto della funzionalità da dancefloor. Primo cd di perle riunite in un unico mix, secondo di extended delle versioni originali di pezzi come S2, Elle, il terzo con alcuni dei remixers più ispirati alle prese col materiale del nostro, tra cui Karizma e il suo caldissimo tocco e i nostrani, quasi spirituali nella loro intensità, Pastaboys.
Non può mancare poi un lavoro rappresentativo del genere musicale che dopo anni ha rotto gli argini a presidio di clubs e scene rave e della loro fissità nei 4/4, minimali o housey che fossero, e cioè il dubstep: dopo lo splendido UNTRUE, firmato l'anno scorso da Burial, quest'anno è il giovanissimo Benga a licenziare un'opera impressionante per varietà di interpretazioni e maturità nel plasmare una materia ancora così fresca e inclassificabile, sul lungo formato, una visione sonora che già oltrepassa le decine di sfuggenti dubplates che fissavano le coordinate sonore solo ad occhi da iniziati: DIARY OF AN AFRO WARRIOR è un disco dal quale nessuno può prescindere, a patto di non nutrire che un blando interesse per la musica.
Dopo la novità, il ritorno di un produttore che ha firmato pagine tra le più classiche in ambito techno, Kenny Larkin, con un paio di capolavori solo su 12" e un album di techno diretta, cristallina: KEYS, TAMBOURINES, STRINGS.
E volendo andare di ecumenismo, senza monopolizzarla con prodotti strettamente dancefloor oriented completerei questa cinquina di album, di dischi che personalmente segnano il 2008 più di altri, con un altro ritorno, atteso per oltre un decennio: quello dei Portishead con THIRD.
Siamo tutti casi umani.
"Qualcuno di più".