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Quando l'house la suona Dennis Ferrer anche la techno s'inchina. Il remix su Alibi di Reel People mi aspetto di sentirlo come un virus subliminale, tutta l'estate, ad ogni festival.

Questo centrino non fa che girare sui piatti di tutte le consolle europee e sta per diventare la traccia della vita per Rosario Internullo, siciliano trapiantato in Romania, la Romania di fuoriclasse del suono minimal come Raresh, pupillo di Villalobos, Rhadoo, Inspirescu e che sembra distare anni luce dalla fucina di delinquenti che si dipinge sulle pagine di cronaca del nostro delirante paese. Numero di catalogo 002 per la neonata Desolat, intrigantissima etichetta che ha licenziato un altro 12" a firma Sebbo, con taglio di Mauritz Von Oswald sul retro, e l'album di Loco Dice.

Confesso che questo vinile l'ho fatto mio solo perchè è la traccia house che ho sentito mettere da Richie, al Timewarp.
In fondo sono solo uno che segue la corrente. Uno dei tanti.

Su imbeccata di un podcast ascoltato di recente e che si chiude con la mitica What Time Is Love? mi sono ricordato di averlo da anni, questo cd, senza averne mai abusato più di tanto. Male. Molto male: entrerebbe tranquillamente nella borsa con i dieci dischi che mi porterei via dalla Terra, dovessi mai far parte della prima colonia sperimentale di terrestri sul pianeta Marte, e avessi la possibilità solo di un piccolo bagaglio a mano. Perciò sono giorni, ora, fuori tempo massimo, che gira ininterrottamente nel lettore del mio pc. Incredibile patchwork di ritmi acid, prototrance e protorave, chitarre psichedeliche, rapping autistico e voci soul che descrivono uno scenario urbano ai confini della desertificazione, di uno sfacelo alle porte, irreversibile, prodotto dallo sfruttamento incontrollato delle risorse terrestri da parte degli umani. Che non possono che riunirsi in un un ultimo sfrenato, esorcismo contro la fine del mondo così come lo si era conosciuto, celebrato a suon di musica. Una sintesi di estetiche che avevano attraversato gli anni '90 emulsionata in una specie di ambient molto cinematografica, scopertasi base del rave sound che si stava allestendo per i '90. E un pericoloso precedente per chi come me era già fanatico consumatore di droghe più recenti chiamate Basement Jaxx o Alma Megretta.
Qualche dubbio sul destino della techno si è insinuato qui e là lungo la notte appena trascorsa al Tunnel di Milano, un destino scritto forse già prima che iniziassi ad ascoltare approfondamente questa musica. Ma tant'è.
The Advent visto per la primissima volta, bello farsi travolgere sotto la consolle dalla sua techno aspra, poco incline ai compromessi, e prima di lui il live di un producer giovanissimo ma dalle notevoli capacità come Alessio Mereu.
Nel prosieguo la situazione si è un po' disunita, ma tanto la serata è poi morta che non erano nemmeno le 4:30. Una Milano carente, sotto questo punto di vista. Una città che offre possibilità di ogni genere alle orecchie di qualsiasi tipo di appassionato, ma che poi resta quasi lettera morta. Un ventaglio di possibilità lasciato balenare nell'aria umida di sudore e subito ripiegato dietro l'ultima di una fila infinita di bacheche. Per questo Torino spesso si fa preferire: là gli annunci in bacheca sono consultabili senza limiti d'orario.
Capisco che sia la società stessa ad imporre limiti attraverso la legge, però si parla di techno, qui. Non di concerti qualunque, o degustazioni di acque minerali..