
AG(F)
antennauno
asianfeast
awakenings
babymagictrauma
basebog
billy dalessandro
blobshock
blow up
chris korda
cloud
cocoon recordings
dave clarke
DDV
detroit headquarters
discogs
disorderDrama
divafragile
doityourselfconspiracy
edancers
egon schiele
el pelandro
electromind
end of time
enver
everyall
ex-otago
filmstudio
final frontier
firewater
flor
france-techno
fromSCRATCH
gemm.comm
genovatune
giglist
globaldarkness
golem
hawtin
hiroshima mon amour
hyperreal
I love techno
intortetor
jbeltram
juno
kemikaldeath
langstrumpf
link associated
live sets
Lovebone
loveless
lowlands
m-nus
marcella: cantautrice
mass_prod
mattatoio5
melkiorave
moly!!!
mutewinter
neural
ninfa
no stars of the jet-set *crew
non-pago-di-leggere
original soundtrack
picnicstar
pillolarossa
play
plug research
primal scream
q-dance
reti-invisibili
rise robots rise
rotta di collisione
s.m
salamander
sceneboot
sentieri selvaggi
smasa
soma
spoiltvictorianchild
sunexplosion
technobar
technoleak
the-advent
timewarp
torturegarden
tutta una parola
underworld
UR
wighnomy brothers
[acido-x-n]
oggi
agosto 2009
luglio 2009
aprile 2009
marzo 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
aprile 2007
febbraio 2007
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
bela lugosi is dead
cinema
clima
liriche
messaggio promozionale
noir italiano
nuova carne
occhio di vetro
pensieri ad alta voce
poem producer
politics of dancing
reazione
recensioni
report
ricordi freschi
rivoluzione silenziosa
sovrastrutture
teatro
techno
the end
visioni
visitato *loading* volte
%5CFrankie%20Knuckles%20-%20Dubj's%20D'light%20(A%20Remixed%20Reality).jpg)
House, la rivoluzione terrestre, volare.
Ne abbiamo avute di cose.

Jedi Selector mixed by Tom Middleton.
Che in realtà è unmixed.
Lo scovai ad una festa dell'Unità di qualche anno fa, questo dischetto che mi introdusse all'affascinante mondo musicale di Tom Middleton, gemello mancato di Aphex Twin (pare fosse proprio Aphex Twins, in origine, il nome scelto per il progetto).
Dopo l'immediata separazione il nostro uomo fece combutta con Mark Pritchard creando musica meravigliosa, musica elettronica che spazia dall'ambient alla dance ma molto più distesa di quella, ferocemente sperimentale, del genietto della Cornovaglia. E licenziata sotto le sigle più disparate: Global Communication, Link, Reload, E621 e, per l'appunto, The Jedi Knights, almeno fino al giorno in cui non vennero sgamati da Lucas e dai suoi avvocati.
Questa raccolta celebra la fine coatta di quell'ultima sigla, con i pezzi più rappresentativi. Un caleidoscopio di corposi spettri a tinte di volta in volta electro, acid, house, funk, breaks. Di singoli ideali, per quanti amano allo stesso modo i Kraftwerk e i Daftpunk, Andrew Weatherall e Adam Freeland, Masters At Work e Underground Resistance.
Il calcio, un gioco di specchi. Fatto di contrapposizioni, come ogni sport di squadra. Di dualismi, di passaggi di consegne. Ma diversamente dagli altri sport, anche di anarchici, irrazionali ricorsi statistici.
Un gioco di specchi macchiati da impercettibili imperfezioni, il calcio: come la superficie di questo blog che negli ultimi tempi ha preso a rifletterne, più che in passato, un'immagine.
Palermo Genoa nel turno pre-pasquale, dunque. Due squadre che arrivano a questa partita perfettamente appaiate in classifica. Ma i 36 punti del Palermo, che staziona da diversi anni nella parte medio alta della classifica di serie A, sono di fattura ben diversa dai nostri, insperati fino a questo punto per una squadra che tornava in A dopo un'assenza di dodici anni, posizionandosi ai nastri di partenza come un mix di entusiasmo e incognite.
Sulla panchina del Palermo, quel Guidolin che per un mese fu anche il nostro allenatore, due stagioni fa, prima della condanna alla serie C che ci impedì di disputare quel campionato di A conquistato anche con la partita comprata contro il Venezia.
Sulla nostra, quel Gasperini che la A ce l'ha riconquistata a suon di punti, attraverso un gioco spettacolare riproposto con successo anche nella massima serie.
L'andata. Segnò un mezzo passo falso per noi che, ripetutamente in vantaggio, grazie al solito gol di Borriello ed una doppietta di Leon, finimmo per essere rocambolescamente riacciuffati con due colpi di testa favoriti da altrettanti errori della nostra retroguardia, che macchiò una prova di tutta la squadra fino a quel momento eccellente. Finì 3-3.
Questa volta finirà 2-3, e ci riprenderemo quella vittoria sfumata allora, più per l'inesperienza che per i demeriti. Due risultati quasi speculari.
Finirà con il primo gol in trasferta di Figueroa, con un sinistro fantastico, dal limite, che rientra verso la porta toccando il palo prima di entrare in rete.
Con il primo gol in questo campionato di Omar Milanetto, in scivolata su un suggerimento dalla sinistra dello stesso Figueroa (come involontariamente pronosticai nel post precedente, sottolineando come i movimenti dell'argentino lo portavano ad appoggiare sui centrocampisti che inserendosi da dietro potevano ritrovarsi in una posizione migliore della sua, per concludere a rete).
Con il gol di testa di Konko, su calcio d'angolo, sui primi cross degni di questo nome che questa squadra a cui non si possono accusare tante defaillances altrettanto rilevanti ha iniziato a far vedere.
Finirà con questi tre gol che rispondono ad un calcio di rigore inesistente trasformato da Amauri, concesso per l'intervento di Santos su Cavani che colpisce prima il pallone finendo per impattare sul corpo dell'avversario solo successivamente. E con il secondo gol di Amauri a tempo scaduto, ormai inutile, che sembra lo specchio di quello di Figueroa: di destro anzichè di sinistro, proprio come allo specchio, un destro a rientrare che colpisce il palo e finisce la propria traiettoria in rete. Con Figueroa schierato di nuovo al posto di Borriello, a sorpresa, ma stavolta per problemi fisici più che per la scelta di risparmiare il capocannoniere del campionato (in serata riconvocato in azzurro da Donadoni). Con Figueroa che si conferma avviato a ritrovare la condizione migliore, oltre che giocatore di classe cristallina, e cuore rossoblù.
Finirà 3-2 per noi, non 3-3. Nessun errore della difesa rossoblù favorirà la rimonta rosanero stavolta, come sarà scritto in questo frammento di cronaca sportiva. Postato, quasi per caso, alle 23:33.
Finalmente ho trovato un frammentino di tempo da ri-dedicare alla mia passione a quarti rossi e blù.
Un mercoledì sera con la primavera alle porte, l'umidità alle stelle e un freddo sottile che a fine partita si sarà installato nelle giunture prendiamo posto in curva e osserviamo con sprezzo, quel disprezzo che maschera e rintuzza l'ansia, le mastodontiche figure dei giocatori interisti intenti nel riscaldamento. L'armata delle tenebre nerazzurre domina la classifica, ma intorno al nostro combattivo grifone, reduce da tre sconfitte consecutive, si respira una timida fiducia: il momento dei primi della classe, freschi di eliminazione dalla Champions non è dei migliori, mentre noi ancora con la Fiorentina abbiamo dimostrato di poter giocare bene anche contro le cosiddette grandi, anche se gli elogi raccolti finora sono stati tutti per il gioco e non per i punti conquistati contro di esse. Alla fine, porteremo a casa oltre ad una voce che resterà roca per una settimana, la conferma che questa era l'occasione giusta per invertire la rotta.
All'inizio si trema, però. Borriello non si è fermato tutta la stagione e siccome nelle ultime partite ha giocato con un ginocchio dolorante questa volta, per la prima volta resta in panchina. E sempre per la prima volta gioca Figueroa dall'inizio, supportato da Sculli e Danilo, con Milanetto, Konko, Rossi e Juric ad arginare lo strapotere interista in mezzo al campo e il terzetto Santos, de Rosa Criscito in difesa, davanti a Scarpi che sostituisce Rubinho, ancora infortunato. Mancini, fischiatissimo, risparmia Vieira che non è nemmeno in panchina, ma non è la stessa cosa: le bocche da fuoco si chiamano Ibrahimovic (impressionante la sua statura) e Suazo, i rincalzi rispondono ai nomi di Solari, Maxwell e Pelè, con Maicon e Cambiasso a centrocampo, e la porta di Julio Cesar è difesa da gente come Chivu e Burdisso. Eppure dal fischio d'inizio è il Genoa che prende coraggiosamente l'iniziativa e che costringe un'Inter, peraltro calmissima nei disimpegni, sulla difensiva. Le cose però si mettono male dopo una decina di minuti, quando sul primo di una sfortunata serie di appoggi sbagliati da parte di Santos, l'unico pagato caro, Cambiasso recupera palla e lancia immediatamente Ibra: con tanto spazio a disposizione per correre verso la porta fende un quarto di campo con poche falcate e mette al centro, dove il velocissimo Suazo deve solo appoggiare in porta. Gelo. Il Genoa continua a giocare come sa, ma sottopelle si fa strada il terrore che quest'Inter anche se rinuncia a correre può far male quando e come vuole. Sul tabellone appare poi il beffardo risultato di Milano, dove i cugini sono passati a sorpresa in vantaggio, e gli sguardi che ci scambiamo in gradinata, mentre i pochi supporter interisti esultano, dicono tutto. Se non fossero accesi i riflettori, sarebbe buio pesto.
Però il genoa lotta. Sbaglia, ma recupera. Imbastisce azioni che s'infrangono sul muro interista, ma non si dà per vinto. Continuiamo a cantare perchè non è detta l'ultima parola e i tifosi interisti dall'alto dei due cori due che sanno intonare ci stuzzicano con un'ormai anacronistico "serie B", e non aspettavamo altro per ricordare loro il nome di una famosa squadra inglese con cui hanno appena avuto a che fare. Con cui tra l'altro siamo gemellati. I "Liverpool" ripetuti da tutto lo stadio smorzano immediatamente i loro singhiozzi.
Un altro motivo di antipatia è dettato dal comportamento dei loro giocatori in campo, fortissimi e fisicamente imponenti, ma fallosissimi e protagonisti di sceneggiate al limite del regolamento. Dopo l'azione del gol Ibra si nota solo per i falli, le improbabili cadute conseguenza di contrasti con giocatori che sono la metà di lui e i tempi geologici per rialzarsi. Ancora più lunghi quelli di Pelè, che ad un certo punto viene perfino portato fuori in barella, visto che pare non riuscire più a tornare in piedi, salvo poi rientrare subito sgambettando come se nulla fosse successo. A sua (parzialissima) attenuante, il ritrovarsi davanti un cliente come Juric, il nostro Gattuso, che non gli concede tregua e lo spinge a liberarsi dal pressing con ripetuti falli, e perfino gomitate. Falli che gli costano, alla fine del primo tempo, l'espulsione per doppia ammonizione. Esplode la nostra esultanza, un senso di liberazione collettivo per la fine delle sue manfrine.
Oltre a quella di Juric si profilano una grande partita disputata da Konko, la conferma di Milanetto e tutto sommato le giocate di Figueroa, che fisicamente non è al 100% e stretto nella morsa dei marcantoni in maglia bianca crociata di rosso non incide più di tanto, ma non perde mai la palla e si libera spesso, se non per il tiro, almeno per il suggerimento ai compagni che di volta in volta si inseriscono. La Samp raddoppia ma sulla serata inizia a filtrare qualche raggio di luce.
Il gioco riprende ancora di più sotto il segno del Grifone. L'inter praticamente non tirerà mai più in porta mentre le nostre occasioni per pareggiare si susseguono con commovente costanza. Al posto di Santos, un difensore, è entrato Borriello a fianco di Figueroa e per i difensori interisti tenerlo a freno si fa un lavoraccio. Poi si fa male malamente Criscito in marcatura su Suazo, ed è un peccato perchè anche lui stava giocando un partitone e soprattutto lui è un autentico cuore rossoblù: all'inizio del secondo tempo era stato il primo a rientrare, prima degli avversari e di tutti gli altri compagni, saettando sul terreno di gioco. Ma Lucarelli che lo sostituisce a freddo non lo fa rimpiangere, e strapperà applausi ad ogni chiusura. C'è spazio pure per l'ingresso di Fabiano,al posto di Rossi, che pur in una serata non ad altissimi livelli aveva fatto vedere un paio di discese in dribbling delle sue, e la pressione del genoa si fa massima. Per un gol annullato dopo la segnalazione di fuorigioco del guardalinee. E per gli atteggiamenti sempre più divistici degli avversari, che per battere ogni fallo laterale scelgono sempre l'uomo più lontano dal pallone in quel momento, uomo che puntualmente inizia una lenta passerella accompagnata da lunghi, assordanti fischi. Ma c'è giustizia a questo mondo per questa sera e sull'ennesima conclusione dal limite, di Juric, Borriello interviene con una fantastica semirovesciata gonfiando la rete sotto la Nord. Così, a 5 minuti dalla fine lo stadio viene letteralmente giù dalla gioia.
Ora l'inter si fa prendere improvvisamente dalla frenesia di giocare, attacca e conquista anche un paio di calci d'angolo e avreste dovuto vedere le corse per andare a batterli adesso, ma presta il fianco al contropiede del Genoa, che sfiora addirittura il clamoroso raddoppio, soprattutto con una botta da lontanissimo di Konko che sibila ad un metro dal palo. Sulla rimessa dal fondo l'arbitro fischia la fine e gli abbracci tra tifosi tornano a costellare le gradinate, come dopo il gol, aspettando i giocatori in maglia rossoblù che fanno il giro del campo a salutarli come dopo una vittoria, nonostante il risultato finale sia un 1-1 in casa. Ma questo Genoa che non avrà i fuoriclasse di tante grandi, non smette di soffrire, e di stupire.
non so se esiste un termine apposta, mi riferisco a quei film che nascono da una costola di un'altra pellicola più famosa: non dei sequel, ma vere e proprie storie che si sviluppano in assoluta indipendenza da uno spunto secondario, sparso quasi sovrappensiero nella trama del film madre. per esempio, dopo il ritorno dello jedi, a metà degli anni '80 comparve nelle sale un curioso film di fantascienza che vedeva protagonista quella specie di orsacchiotti che dava una mano alla resistenza contro le forze dell'imperatore, colpevoli anche di avere occupato il loro pianeta. nel film di lucas si chiamavano ewok, e il piccolo film che venne poi imbastito interamente su di loro fu intitolato appunto l'avventura degli ewok (nella traduzione italiana).
guerre stellari non è stato propriamente un film di fantascienza, ma un vero e proprio film mitologia. ha dato vita a caratteri e situazioni archetipiche, fuori dal tempo: impossibili da collocare con certezza nell'ipotetico futuro in cui ogni film di fantascienza che si rispetti è ambientato o concepito. chi può dire se la saga di lucas si posizioni idealmente nel passato o nel futuro, rispetto al presente vissuto dagli spettatori? non a caso la vicenda nasce in fieri, ed ha dato vita ad una seconda trilogia che, a distanza di quasi trent'anni dall'uscita del primo film, scava nell'antefatto della prima, anzichè seguirne sviluppi futuri.
la forza di penetrazione dei topoi di guerre stellari si riscontra(va) ovunque: alla fine degli anni '80, quando il glorioso commodore 64 aveva oltrepassato lo zenith e puntava inconsciamente il nadir e i videogiochi prodotti per quella macchina si susseguivano uno più stupefacente dell'altro, graficamente e a livello di giocabilità, proporzionalmente alle possibilità dell'epoca, me ne capitò in casa uno su una cassetta taroccata che si chiamava salamander. Dopo averlo caricato ci si ritrovava a guidare una piccola astronave armata di classici cannoni laser e altre diavolerie assortite cammin facendo, che si inoltrava in una specie di caverna dal cui soffitto calavano improvvisamente robuste, gigantesche zanne, ed era a quel punto chiaro che non ci si trovava all'interno di una caverna ma nelle fauci di un'enorme, mostruosa creatura: una cosa simile succede al millennium falcon guidato da han solo che, in una scena del secondo guerre stellari (l'impero colpisce ancora) per sfuggire ai caccia nemici si rifugia in un anfratto di un asteroide, senza sapere di essere entrato in realtà nella gigantesca bocca, spalancata, di una specie di murena spaziale, di dimensioni ciclopiche.
s'intende quasi la stessa cosa quando si parla, in musica, di quelle band talmente originali e innovative da generare decine di sottogeneri, ognuno dei quali si diparte da uno spunto diverso ma tutti presenti magari all'interno di un'unica canzone madre. quando si dice che ci sono gruppi che hanno costruito intere carriere su un unico riff dei tanti sparsi a piene mani da una band precedente, e seminale, penso a marquee moon, meraviglioso disco dei television, e al suono di gruppi di dieci anni dopo, come polvo e blonde redhead, dalle discografie ottime, per carità, ma che tradiscono il loro essere continue variazioni di una singola idea. penso anche a physical grapphiti dei led zeppelin, e ad una canzone, the rover, che da sola è tutto quello che sono stati gli helmet nel corso dei dischi da loro licenziati, finora.
Il terrazzo illuminato dal primo sole caldo della stagione è terribilmente invitante, ma gli sprazzi di partita che illuminano lo schermo dentro casa catalizzano gradualmente l'attenzione della compagine maschile presente.
Capovolgimenti di fronte che fanno ben sperare. Ma questa Fiorentina è troppo forte, sia come collettivo sia come individualità, e passa quasi subito: l'azione è da manuale, cucchiaio a scavalcare la difesa e tocco al volo di Santana che elude l'uscita di Scarpi, ma la posizione del bomber viola lascia qualche giustificatissimo dubbio. Non sembra però la giornata buona perchè il tenace ma inesperto Genoa possa compiere l'impresa in casa della lanciatissima Fiorentina, quarta in campionato e ancora in corsa in coppa Uefa. Anche perchè quando riusciamo ad affacciarci pericolosamente al limite dell'area avversaria le nostre conclusioni sono neutralizzate con maestria da uno dei portieri secondo me più forti d'Europa: si chiama Frey, è francese e sa dire no a Sculli, Borriello e Leon che ci provano da posizioni diverse e con soluzioni meritevoli di miglior sorte. Nel frattempo però il rumeno Mutu ha già raddoppiato con un violento destro da fuori area, d'esterno e di prima intenzione, che viaggia a velocità della luce verso il sette della porta difesa da Scarpi. E nel secondo tempo timbra anche Pazzini: sembra materializzarsi la cronica maledizione del Genoa, contro cui puntualmente si risvegliano attaccanti in crisi o spenti da troppo tempo. Genoa che però non si arrende mai, e soprattutto sul piano del gioco non soccombe. Il meritato gol della bandiera, dopo l'ennesima respinta di Frey su una botta a colpo sicuro di Borriello, lo segna l'esordiente Masiero. Con promettente caparbietà. E ad un certo punto la pressione sembra poter legittimare la speranza di un miracolo, perchè il Genoa contrattacca sempre e comunque, guadagna una punizione dal limite che Leon scaglia contro la barriera e sulla ribattuta Borriello viene fermato fallosamente quasi dentro l'area di rigore, ma l'arbitro giudica plateale la caduta del nostro bomber e lo ammonisce per simulazione. Destino che sembra scritto, che quasi niente debba girare per il verso giusto, oggi.
Ora però basta, basta con questa cazzo di Sky. Mercoledì sera anche se è mercoledì si torna allo stadio. Arriva l'Inter e il vecchio Grifone ha bisogno di qualche cuore in più, sulle gradinate.
Confusion, come cantavano i New Order. E' un qualcosa strappato dall'enfasi del momento, ma che estrapolato dalla situazione finisce per significare tantissimo agli occhi della persona che lo riceve: "sono nato per suonare con te" e "tu sei il mio angelo" sono frasi che non tutti si sentono rivolgere tutti i giorni. E dire che cavalli ne ho sparsi, nel nostro mixato a 4 piatti. Sentiremo il cd. La terza indelebile frase nell'arco di una giornata risaliva a qualche ora prima, da un messaggio giuntomi mentre lavoravo. "Sei il mio punto di riferimento". Per così poco. Leggerla senza pensare allo scambio di battute da cui è scaturita rischierebbe di gettarmi nella confusione più totale. Come che sia, leitmotiv del 14 marzo sembra essere la parola amicizia: amicizie di vecchia data, amicizie fresche di salette appena iniziate a frequentare assieme.
Ma disgustare De Amicis non è il mio intento e con l'amicizia la chiudo qui.
Con la confusione si va avanti invece. Qualcosa che bolle in pentola artisticamente c'è, ma per scaramanzia non lo rivelo ancora alla parte di mondo che fin qui mi ha conosciuto. Una collaborazione musicale: coloro che mi hanno sentito recentemente o passando sul mio space hanno fatto due più due sapranno forse già con chi.
Il disco ossessione del momento, è di Claude Monnet: Voodoo Bounce nel remix di Pastaboys e Andreini.
Le fanno tutti i dj, le chart mensili. Perchè sottrarsi ad un'usanza così piacevole?
Ecco cosa ho suonato di più negli ultimi tempi:
01 TOM MIDDLETON Shinkansen
02 KARIZMA Tech This Out Pt. 2
03 COBBLESTONE JAZZ Dump Track
04 PETE HELLER Simpler
05 LUCIANO & QUENUM Orange Mistake
06 TJ KONG & NUNO DOS SANTOS Circus Bells Technucada Mix
07 UNDERWORLD Beautiful Burnout
08 DEETRON feat. DJ BONE The Afterlife
09 PEACE DIVISION Blacklight Sleaze RADIO SLAVE Dub Mix
10 SUNSHINE JONES I Believe
E venne il giorno del ritorno con i piedi per terra. La pioggia scroscia sotto i riflettori, soprattutto nel secondo tempo quando la Juve sembra aver già chiuso la partita. Quando l'eroe, nostro malgrado, della serata ha già piegato le mani al nostro Scarpi e ispirato Trezeguet per un facile raddoppio: risponde al nome di Grygera, difensore ceco fin qui più criticato che altro. Ma prestante, come quasi tutta la squadra bianconera che giustamente la mette sul piano fisico, contro un Genoa che non sfigura ma fa vedere le cose migliori prima dello svantaggio. Poi, la cronica inesperienza, le assenze che ci hanno privato di alcuni uomini fondamentali, in corso d'opera anche Milanetto è dovuto uscire dopo un duro intervento, e la scarsa vena di qualcuno che invece in campo è sceso (posso dirlo? Leon deludente come altre volte gli è accaduto) ci condannano a questa nuova, bruciante sconfitta casalinga contro una cosiddetta grande del campionato. Perfino Borriello, fino all'ultimo in dubbio la sua presenza, latita, anche se all'inizio del secondo tempo aveva rischiato di riaprire la partita, avventandosi su un cross basso dalla sinistra e indirizzando verso la porta un pallone deviato sul palo, con un mix eccezionale di istinto e tempismo, da Buffon. E si vede raggiungere da Trezeguet in cima alla classifica marcatori sotto il suo stesso naso, sull'erba di casa. Archiviare, please.
La sera prima, la sera del sabato, altri pensieri attraversavano la testa con leggerezza bagnata di md, chino su una consolle, nella saletta sotterranea di un locale dove mi avevano espressamente vietato di suonare house. Troppa gente incollata alla pista, per non trasgredire. Troppi dischi splendidi da lasciare a casa, se mi fossi uniformato. Non credo che mi lasceranno più toccare quei gemini da due soldi, ma in cambio lascio nelle orecchie di quella gente il ricordo di pezzi che probabilmente mai più si materializzeranno da quel buio. Cinismo senza effetti collaterali, il mio: se non la sensazione di uscire da un locale trattennendo a stento un sorriso felice, nonostante le gocce che sono ancora lì nel vicolo alle tre del mattino, a bagnarci i capelli, e la giacca di pelle.
I turni infrasettimanali non esistono, ma sui tre punti guadagnati contro il Napoli non ci sputo sopra. Momento magico che continua, ma di domenica avrebbe avuto tutt'altro sapore: così, sembra un calcio fatto solo per riempire i palinsesti di Sky, a ritmi che alla lunga squadre prive della faraonica rosa di Inter, Milan e compagnia bella rischiano di pagare a duro prezzo. Non a caso, tra le conseguenze del sovraccarico di partite di questa settimana oltre al titolo di capocannoniere in solitaria di Marco Borriello sono venuti anche gli infortuni di Paro, unica alternativa all'anziano Milanetto, e di Bovo, difensore straordinario che era stato anche in odore di convocazione in nazionale. Assenze che probabilmente hanno contribuito a rovinare il sapore di questa domenica. Non ho visto la partita di Cagliari, ma trovo alcune analogie con la sconfitta di Cesena dell'anno scorso, durante la marcia di trionfale che ci ha portati dalla B alla A conquistata direttamente, senza spareggi, dopo aver acquisito i dieci punti di vantaggio necessari sulle quarte insieme al Napoli. Quella sconfitta a Cesena, quindi: anche allora il risultato fu 2-1, anche allora subito da una squadra messa male in classifica, e con cui all'andata avevamo vinto (4-3) prima di un prolungato periodo senza vittorie (il quasi proverbiale novembre nero di Gasperini). Vedremo se come allora la squadra allenata da Gasperini saprà prontamente reagire, e preparare un altrettanto scintillante finale di campionato.
Cose serie. Bella serata, quella di venerdì. Piovosa a sprazzi, minore affluenza di pubblico rispetto ad un mese fa, ma il primo dei cinque volumi di Redux, disegnato da Aka B è splendido e alla fine ho scoperto che molti segmenti del mio dj set sono stati sinceramente apprezzati. Alcuni complimenti sono di provenienza illustre: Bobby Soul, Eleonora Chiesa. Altri che si sono sporti sopra la consolle, maschi e femmine, non so chi siano ma mi ha fatto piacere stringere mani e ricevere sorrisi e pure qualche critica. E' che fino a quando i piatti non si sono scaldati non so davvero cosa cazzo mettere, e navigo tra altri e bassi. Ma rotti gli argini, è un diluvio di pezzi della madonna: di Luciano, di Steve Ford aka Bruno Pronsato, di Cobblestone Jazz (Dump Track), di Pete Heller (la sempre bellissima Simpler), di Tj Kong and Nuno Dos Santos (preludio alla per me stupenda Beautiful Burnout, degli ultimi Underworld), e poi roba più old school come un Plastikman compreso nell'album Sheet One (non Helicopter, la sesta mi pare) mixato con Glamourama di Photek, a sua volta seguita alla Phuture Bound remixata da Ame, un mix provato più volte quello tra la Sleeparchive Interpretation di Plumbicon by Monolake e Kill 100 degli X-Press2, Lee Van Dovski and Quenum, e poi il mio pallino la Dub dei Radio Slave di Blacklight Sleaze dei Peace Division, su cui ho fatto salire la house di Sunshine Jones (I Believe) lasciata alla deriva nella calma ritrovata di Looking North degli Slam. A quel punto l'ingresso nella galleria della Grrrzetic di due americani di colore mi ha costretto a spostarmi su ritmiche più hip hop, pescate da Peven Everett e the Streets, per poi proseguire con un po' di electro: Autechre d'annata, da Incunabula, Two Lone Swordsmen, Ellen Allien e Apparat, Father di Anthony Rother. Oltrepassata la mezzanotte ed archiviato il vernissage ho smorzato un po' toni e volumi, ma è stato a quel punto che questo simpatico tipo in giacca di pelle come me è venuto a bacchettarmi bonariamente per averlo illuso fino ad un certo punto, dando poi l'impressione di non aver voluto osare salire ancora. Prima di andar via allora gli ho regalato Don't Fight It, Feel It dei Primal Scream. Ed una rallentatissima Transitions di Dennis Ferrer.