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Miss Kittin.
Quest'anno non mi sono ancora fatto mancare niente, direi.
E domani Gabriel Ananda. Alla Tana del Fluido, in quel di Torino.
Il triumvirato di dirigenti che condizionava gli ultimi campionati è stato inchiodato dalle intercettazioni e la Juve rischia seriamente di retrocedere in B, e mai come ora il calcio italiano ha avuto così poco da spartire con questioni sportive. Con un semplice voto abbiamo posto fine al governo più disastroso, fascista e xenofobo della storia repubblicana ed alcune cariche istituzionali sono ora ricoperte da persone che hanno militato in partiti autenticamente di sinistra, nonostante tutti i compromessi di identità politica che alla sinistra sono stati necessari per arrivare a tanto. La musica riempie le domeniche primaverili dei parchi antistanti i musei, i capannoni persi nelle periferie industriali dal tramonto all'alba e, ben oltre l'alba, le arcate di imbarcaderi in disuso disseminati sulle sponde dei principali fiumi della penisola. Con "Il salice", edito da Fazi, tutti i libri di Hubert Selby Jr. (tranne uno) sono stati ristampati e la Feltrinelli, la casa editrice intendo, continua a spacciare le opere di Kurt Vonnegut ad uso dei distratti lettori italiani. Al Music Store del Porto Antico si trovano tutti i cd mixati della Global Underground a metà prezzo, ed alcuni sono anche doppi. Pare che in luglio debba sbarcare al Goaboa nientepopodimeno che Ellenina, in coppia con Apparat. Avrò una seconda occasione per vedere e sentire gli Shellac, finalmente. Lavoro, e quando ne ho voglia seleziono musica in qualche locale.
Ci sono insomma i presupposti perchè quest'anno non venga ricordato al massimo per il sapore insipido, per niente dolce, che hanno le nespole (vittime delle ultime piogge, dicono, troppo frequenti).
cazzo è successo ai link?...
Domani sembra davvero di tornare al lavoro. L'ultimo scorcio di aprile, con la sua raffica di ponti festivi, aveva ridotto gli orari settimanali come lacere sagome di un poligono di tiro. Facile restare con la testa altrove. Con la testa a Bologna, a Torino. Alla notte di Miss Kittin datata ormai due sabati fa. Mai vista la consolle del nuovo Link murata da un simile assembramento umano, così tante persone venute anche da fuori, come me. E in anticipo, oltretutto: ancor prima di entrare, poco dopo l'una, spiccano minacciosamente le decine di auto parcheggiate fino lungo le corsie della tangenziale. Guadagnati un paio di parcheggi veramente a puttane raggiungiamo le transenne che in un primo tempo ci bloccano il cammino, ma solo per un po', finchè non verranno abbattute dalla calca e registreremo un numero incalcolabile di ingressi non pagati: cosa possibile quando anche la recinzione esterna al locale cede di schianto, a suon di scavalcamenti. Scene non dissimili pare si siano rischiate davanti ai cancelli dei Magazzini a Milano, la sera prima (e quando e come Miss Kittin abbia acquisito un seguito così oceanico qui da noi resta un mistero). Mi sono aggregato allo sfondamento quasi senza volerlo, trascinato dall'inarrestabile flusso umano ma anche da intimo opportunismo, in parti uguali, e senza nemmeno forzare l'andatura: mentre gli uomini della security mi superavano correndo e via auricolare cresceva l'apprensione per il tappo umano che andava formandosi all'ingresso sul cortile ho continuato semplicemente a camminare. Tenendomi largo, mantenendo la calma e le mani in tasca, aggirando l'edificio e portandomi insieme a pochi altri in prossimità delle uscite di sicurezza direttamente alla sinistra del palco. Aperte, per il calore sprigionato da un Link stipato all'inverosimile, e incustodite. Se non da migliaia di sorrisi danzanti, compatti, investiti dalla luce dei visuals e dalle selezioni del dj (con mia sorpresa un ottimo Luca Baldini, uno che suona techno anche con pezzi house e chiude con Open Up, Burn, Hollywood Burn, e confesso che mai l'avrei scommesso così convincente prima di quell'impatto), quasi del tutto ignari del trambusto che contemporaneamente si consuma fuori. Mi ricongiungo a Luca sul soppalco e poi ai suoi amici, ancora di sotto, accanto ad una delle disumane code che si formano per accapparrarsi un paio di birre, e l'ambientamento non si è ancora perfezionato che il boato e gli applausi tradiscono l'attesa epifania della miss Gattina versione 2006, dietro i piatti di una serata LED ma pronta a sbarcare a Ibiza. Sono le 2:30, la festa decolla del tutto e i sorrisi degli spacciatori si allargano tanto da rischiare di deformarne i lineamenti per sempre, tanto che uno dopo uno screzio incassa una bottigliata in piena nuca senza mutare minimamente espressione. Una volta tanto però contano l'entusiasmo e l'atmosfera. Ad ogni disco, una raggiante reazione collettiva: Miss Kittin non bada tanto alla tecnica ma magnetica quanto basta coinvolge con tutte le hit electro, techno, breakbeat a disposizione, e soprattutto con la sua voce, che arricchisce gli incisi non solo dei pezzi prodotti da lei stessa ma anche quelli di Adult o Primal Scream (con Kate Moss). Mette l'ultimo disco e sono già le 5:30, quando esco dal Link solo con Luca, come facemmo quella notte di quasi cinque anni fa, dopo il nostro primo set di Jeff Mills nel vecchio capannone multisala, gigante seminterrato alle spalle della stazione ormai cancellato dalla faccia della terra.
Domani torno a lavorare, il tempo di scorgere una violinista dai seni che scoppiano nel corpetto, in un concerto nella tv appena accesa e ancora senza audio, e capire dai giornalisti inquadrati che si tratta del concertone del primo maggio. Spengo e penso che non mi ero mai disinteressato tanto della cosa, prima d'ora. Segno forse di un impiego finalmente migliore del mio tempo?