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Un mascherino, ma a forma di croce. Soggettiva che avanza preceduta da ciechi spargimenti di sangue. Forse se Michele Soavi non ha più girato film in un paese come il nostro una ragione ci sarà. Sottile, e diabolica.
Indiana Jones che spara con noncuranza, e interrompe bruscamente la minacciosa esibizione di un sicario armato di sciabola. Rivedo mentalmente quella scena ma adesso non ci trovo niente da ridere.
Diversi destini per due registi dotati. L'uno, smarrito o esiliato nella medietà televisiva. L'altro diventato sinonimo di industria produttiva.
Esistevano principi giuridici che erano stati pensati affinchè la società non si sgretolasse da sola. Sembrano fatiscenti ormai. Non che la cosa mi preoccupi, restiamo ai margini come sempre e torneremo a farci quattro risate. Nere. Cupe.
Del resto era dall'arbitrio di risolvere da sè le situazioni più incresciose, con armi da fuoco che esplodono a distanza ravvicinata, che scaturiva l'umorismo dei film di Tarantino e Rodriguez. Come una carezza sulle tempie la cui fraintesa dolcezza recide ogni ulteriore argomentazione. Inaspettatamente.
Storicamente appurato che anche i governi delle società civili giungono a conclusioni spiazzanti, possiamo surrogare la fatica di mostrarsi recalcitranti alle convenzioni con un ruolo meno logorante. Spettatori neutrali. Possibilmente al riparo da danni collaterali di sorta. E, ripeto, sorridendo alla faccia dello sfacelo in corso.
Non posso crederci, ha ripreso a nevicare.
Vado in letargo. Appuntamento alla prossima primavera (spero solo di svegliarmi in tempo per il Timewarp).
A vedere di che pasta sono fatta gli eroi della Areal, le liste chiudevano alle 22 e alle 21:59 transitiamo con la macchina davanti all'ingresso del Gasoline dopo aver raggiunto corso Como con un mix di miracolo e istinto, imboccata mezzora prima un'uscita a caso della tangenziale senza ricordare letteralmente una via che sia una di Milano. Ma Milano è una città concepita da e per le automobili ed è impossibile perdersi. E lo showcase di Basteroid e Metope non delude, live set più fragoroso e secco il primo, più dilatato e ottundente, e più breve, il secondo. E più interessante, per i miei gusti: senza abbandonare un secondo la cassa in 4 e aprendosi una via ai cervelli, da punzecchiare poi con piume di synth e spazzolate di drum machine da dentro la calotta cranica. Con il sottoscritto, estasiati Martino -Mass_Prod, il Goofo il cui sguardo per una volta non affiora appena dai bagliori di un mixer video e Bianca forte della sua incorporea bellezza. Era domenica, e sfatata la tradizione che vede molle e inconcludente lo scorcio finale di ogni maledetta domenica.
Ora è mercoledì e non so perchè ho più voglia di scrivere che di uscire, e anche più che di suonare.
Invidiando l'immediato, ho corretto il tiro.
Alice, Alice nelle città. Alice non abita più qui.
DE9 Closer to the edit non se l'era cagato nessuno, cinque anni fa.
DE9 Transitions ricopre gli scaffali dei punti vendita come una colata lavica, e ora Richie Hawtin ha pure composto un pezzo per le Olimpiadi di Torino.
Sign "O" the times?
Frenetica, disperata assenza di emozioni.
L'oggi: un orizzonte indefinito, e strade cosparse di sale.
Aggiornamento lampo. Mesto, purtroppo: mi sono reso conto soltanto ora della morte di Mark Spoon, avvenuta per arresto cardiaco il 9 gennaio.
Non ho mai amato la trance ma capita a tutti prima o poi di suonare la sua stella, concepita a quattro mani con Jam el Mar.
E' stato trovato morto nel suo appartamento. Aveva quasi 40 anni.