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Cosa non mi piace del crossover, la riconoscibilità dei segni. Si plasmano in forme standard che, generalmente, rendono il suono prevedibile.
La fusione di stili dev'essere qualcosa di sfumato per piacermi. Un beat minimal techno con tocchi acid o trance tra le maglie del suono, il riff mozzo che apre Loaded come uno squarcio, quando la progressione sembra ormai avviata a spegnersi com'era iniziata.
Colpa della mia formazione (mancata): Goldrake, Il vecchio e il mare, La luna e i falò e Tenera è la notte, vampiri assortiti, il video di Thriller, la serie Miami Vice, fumetti popolari come Zagor, Akim e Mister No, King Kong e gli animali in stop motion dei b-movies tra gli strumenti didattici. E ancora: Dedalus ritratto dell'artista da giovane, letto sottobanco anzichè seguire le lezioni, Desire dei U2, che mi fece vedere la luce, Smells like teen spirit dei Nirvana, che mi abbagliò, e Bone dei Sonic Youth che immerse definitivamente la mia prospettiva in un'atmosfera amniotica, rendendo tremolante, e profumato, il contorno delle cose. Cose come Cartoons di Francesco Baccini, e anche cose più serie.
Teatro della battuta di caccia, ancora una volta, il tetto di un magazzino dismesso. Quel piccione sono io. Un'apparente soggettiva, poi arriva il gabbiano: pulito, dinamico, sobrio nella sua livrea. Lo insegue, disegnano diversi otto nell'aria e il becco più sviluppato dei due è sempre più vicino, incollatura dopo incollatur, alla coda del volatile più debole. Infine lo ghermisce, e lo spinge repentinamente contro il suolo, tramortendolo. Riesce a tenerlo prigioniero e spolparlo insieme, con olimpica dolcezza, finchè il paio di ali più scuro cessa di sbattere a vuoto.
Il pasto dura il tempo di un assaggio. Il gabbiano si allontana e si posa sul vertice opposto del quadrato. E' già successo una volta e il mucchietto di penne e ossa restò mesi a disegnare il ricordo di un piccione. Sempre più magro e dimenticato, come i palloni sgonfi, finchè una tempesta lo spazzò via chissà dove.
Se il mio karma dovesse transitoriamente destinarmi ad una vita da piccione, mi aggrapperei con le unghie e con il becco all'intelligenza umana sperimentata nell'attuale: ho visto abbastanza actioneer da ricordarmi di fingermi prematuramente morto, nelle fauci del gabbiano, per poi correre via non appena questi allenta la presa. E magari di disseminare preventivamente di pistole cariche il terreno di caccia per poterle usare, una dopo l'altra, come Chow-Yun Fat durante la ritirata. In vista di un domani migliore.
L'ultimo album rock consumato con passione fu The Fragile. Poi, ho perso i contatti e ho iniziato a ballare. Plagiato soltanto dal lato funzionale della musica.
In realtà nessun genere musicale può lamentarsi di essere stato snobbato dal sottoscritto, ma se dovessi additare al mondo sotto quale forma vivo la musica. Non avrei bisogno di farlo: il titolo del blog sta lì apposta, quel pezzo lo conoscono anche i sassi.
E di sassi era pieno dov'ero l'ultima notte che ho messo dischi. Un terreno accidentato, ecco cosa è poco funzionale in musica.
Abusare delle parole, un rischio dietro l'angolo. Hell is round the corner è forse il pezzo più circospetto, essenziale e intenso di Tricky. In certi momenti.
Vorrei saper usare ogni parola con tutta l'attenzione possibile.
Avete mai amato una persona? Io sì.
Posso dirlo, amare, perchè ne ho sfiorato una parte del significato. In modo palpabile. Toccando, cioè, una felicità parziale eppure grandiosa.
Il fulcro di un momento simile era l'attenzione. Ho appena usato questa parola e già la ripeto: ma si somigliano, le situazioni linguistiche in cui la vedete incastonata. E due sono i soggetti di cui scrivo, distinti, anche se i piani del loro manifestarsi si sovrappongono tuttora.
Amo la scrittura.
E amo ancora l'essere umano che ho amato.
I miei venticinque lettori prestino attenzione alle parole che uso. Non tutte sono perfette, forse. Ho cercato di coniugarle attentamente. Non era più necessaria l'attenzione perchè dopo anni d'amore silenzioso è subentrata conoscenza. Senza articolo determinativo. E neppure illimitata, naturalmente. Ma che mi ha permesso di scrivere una frase quasi di getto, senza la solita attenzione, eppure quasi perfetta: non la riscriverei, al contrario di molte altre. Quel quasi, quindi, non significa che voglio perfezionarla come faccio continuamente con altre.
Cura ossessiva dei frammenti. Incapacità quasi fisica di estenderla ad opere di notevole densità strutturale. Del controllo di ogni sfaccettatura in un disegno cristallino. Amare la scrittura, non so se sono conscio di cosa significhi.
Nel film di ieri, pessimo purtroppo, Goran Bregovic è l'inquilino del piano di sotto di Margherita Buy, abbandonata dal marito. Alla fine si ritrovano insieme, e lei gli chiede se ama i suoi figli. Lui le risponde che dopo tanti anni di silenzioso amore è in grado di riconoscere dal suono dei passi che filtra dal soffitto se a scendere dal letto sia stata la bambina o il bambino.
Altri piani narrativi che si intersecano. Dimensioni del vissuto risputate in forme neutre come cristallo, che possano riflettere la personalità dei miei venticinque lettori e non risultare un'arida e improduttiva cronaca della vita privata. Il senso del corsivo nell'ultima frase è diverso dall'uso che ne ho fatto in altri casi. Superfluo, per alcuni di questi lettori.
La circolarità del mio scrivere si palesa quasi sempre. E' quasi del tutto istintiva. Quasi, perchè...
Non volevo andare a vedere quel film, ieri, perchè non mi fido delle scelte degli altri. Ora mi fido un po' di più, perchè come io che prediligo l'action movie l'ho trovato insopportabile, così chi l'ha scelto pur amando il genere e le trame del cinema italiano si è detta un po' delusa. Di un "pessimo" actioneer avrei detto che non è malaccio ma non memorabile.
Le virgolette riportano le parole così come qualcun'altro le ha usate per definire qualcosa. E per il breve tempo di una frase, mi sono immedesimato nei panni di chi mi ha sentito sproloquiare degli oggetti del mio amore cinefilo. Che spesso tengo per me, per non essere ossessivo.
Ho ossessionato tante persone con il nome della persona che amavo, che stavo amando, talvolta senza neanche nominarla. Soprattutto sconosciuti. Persone appena conosciute. Questo ricordo è affiorato da solo.
Non volevo andare a vedere quel film, ma ho pensato che a lei avrebbe comunque fatto piacere ma soprattutto sentivo che non potevo oppormi. In fondo non avevo mete migliori da proporre. Sono coattivo, mi è stato detto una volta. Anche se non l'ho virgolettato. Svevo scriveva così, con l'indiretto libero in terza persona. Non voleva rischiare la prima persona, forse perchè i lettori non erano ancora pronti a riconoscere una narrazione così originale da una nuda, spicciola cronaca interiore. Joyce rischiò poi in prima persona con risultati memorabili. Non rischiare, una mia debolezza.
Non volevo andare a vedere quel film, ma sentivo che non era escluso che chi mi ci portava mi avrebbe condotto a vedere qualcosa che da solo non avrei visto.
Non sapevo nulla di quel film, appena il titolo. Calza con la mia estate, I giorni dell'abbandono. Con una lieve forzatura.
Non sapevo che avrei visto le strade di Torino in quel cinema. Che mi sarei specchiato nel racconto.
E che neanche una goccia della mia attenzione è stata lasciata cadere.
D'altronde non si è imperatori per niente.
Però come si fa a non amare l'esistenza quando un comunissimo lettore cd può spararti nelle orecchie Solid Groove presents STRAIGHT JACKIN'...
Una volta ho chiesto ad uno sconosciuto, un sorridente ragazzo olandese: "am I invisible?". Mi è bastato vederlo aprire la bocca e rispondermi per fidarmi del suo giudizio.
Non sono cieco, soltanto miope. Una visione diversa. Non peggiore. Che sfrutta strumenti più ampi, dal ricordo all'immaginazione passando per sensi anche diversi dalla vista. E l'immagine sgranata, apparentemente imperfetta, che rimandano gli occhi mal tarati diventa a quel punto qualcosa di analogo all'intelaiatura concettuale di un'indagine filosofica.
Vedere non è un affare di lenti a contatto: tardiva presa di coscienza.
Eppure lessi Montale già da liceale.
Il sole illusorio che di settimana in settimana splendeva sempre più intenso e umido, questa mattina si è ritratto.
Constatazione puramente meteorologica. Tutt'al più, una coincidenza.
Ad una prossima ristampa di aforismi suggerirei l'aggiunta di due frasi, una per lo ying e l'altra per lo yang (o viceversa): amare è una scelta irresponsabile. E: lasciare libertà d'azione consente di riconoscere le serpi in seno da innocue bisce d'acqua.
Un niente si può trasformare in ossessione soprattutto se di questo niente si lascia trapelare un paio di frammenti smozzicati e, in assenza di ulteriori descrizioni, la controparte è costretta a dare fondo ad ogni energia logica e intuitiva di cui è dotata per accertarne la natura, di questo niente.
L'ossessione, non fa che nutrirsi del tempo necessario ad una comprensione resa limacciosa ad arte.
Un flash sulla verità, sarebbe sufficiente a bruciare ogni potenziale ossessione a venire.
Trax, una delusione grandiosa. Ho preso il terzo numero della versione italiana, ma è sufficiente sfogliarlo per iniziare a temere che non sia una gran cosa. Luccicante, e vuoto. Illeggibile, poi (I redattori si sono prefissi o no un target che superi la maggiore età?). Anche il cd è un'occasione sprecata, pieno com'è di tracce secondarie provenienti da dischi in teoria anche interessanti. E non ho capito perchè mettere del nuovo pezzo di John Acquaviva e Madox un remix, peraltro valido, ma non l'originale. E i nomi degli artisti in bella vista sotto il cellophan ma senza i titoli dei brani scelti a rappresentarli: l'effetto dato è un po' specchietto per le allodole. Subentra una relativa tristezza quando potevo finalmente avere tra le mani una rivista di musica elettronica di riferimento in italiano. Invece, l'omonima rubrica di Zingales su Blow Up vale da sola un intero abbonamento a questa deludente trax.
Consolante però aver visto in questi stessi giorni anche due gioielli di cinema: Seven Swords e soprattutto Mindhunters, tradotto come nella mente del serial killer, che rasenta il mio ideale di prodotto d'intarttenimento e fonte di stupefacenti visioni insieme.