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Un giorno da dimenticare. O da sdrammatizzare?
Se prima boicottavo solo Nestlè e affini, da oggi aggiungo alla lista nera anche Giochi Preziosi. Sono disposto a metter su prole anche solo per avere l'occasione di attuare il boicottaggio (attualmente i giocattoli sono l'unico genere in cui non sperpero un centesimo del mio budget).
Però magari in c1 un biglietto per la partita costerà un po' meno...
Notizia (un po' datata): ritorna Romero. Ritorna con la carica di orrore crepuscolare e politico della sua trilogia sui morti viventi, ed io ritorno al cinema.
Ritorna con Asia Argento nel cuore del cast, l'imperfetta diva di cui sono infatuato da tempo (da quando non sogno più di fuggire con Mallory Knox che pisciando mi canti una canzone per farmi dimenticare i cadaveri disseminati lungo la giornata), e realizzo che ridendo e scherzando, da New Rose Hotel a questo Land of the Dead passando per action movies rigorosamente oltre confine, romanzi di formazione sfigurati come b-movies, recenti rarefatte perle del padre regista, si è ritagliata un curriculum da urlo, e laterale come pochi.
E ritorna con una zona rossa da violare. Chi ricorda quei giorni di luglio avrà silenziosamente ricordato quelle grate. Identiche a queste, riprese in notturne incandescenti.
Ritorna teso, cattivo, violento. Crudo, con la grafica digitale ridotta all'osso e la ricostruzione della realtà affidata come una volta all'inventiva registica.
Ritorna beffardo, irriverente, geniale. Con il cattivo Dennis Hopper, prima sorpreso in controcampo con le dita nel naso, sfarfallando sovrappensiero nelle narici. E che più avanti proclamerà di non voler scendere a patti con i terroristi. Da lui reclutati per primo, peraltro.
Genio puro.
Con gli atti fondanti dell'intelligenza umana. Con cadaveri che scoprono di poter attraversare il fiume anche senza poter nuotare: i morti non possono annegare. Ma possono riemergere, e a migliaia, dalle acque livide.
Ritorna.
Con subliminali scene di fist fucking letale, piercing ombelicali strappati a morsi e piercing sulla nuca che scampano al giudizio predatorio.
Con un isolato cenno ad un "avamposto di Cleveland" di cui da anni non si hanno più notizie. E, riavvolgendo il pensiero, anche Snake Plissken ad un certo punto finiva per ricordare dei non meglio precisati fatti di Cleveland: che Carpenter e Romero stiano tramando qualcosa insieme? Possibile che da una battuta casuale, un mcguffin senza storia, nasca una sceneggiatura a quattro mani? Ritorna comunque con una mise en scene carpenteriana come non mai. E un Dead Reckoning che omaggia quel treno per Marte.
Con una stratificazione metaforica che sfugge alle categorie, alla semplificazione manichea delle masse, a banali politicizzazioni. Nessuno potrà stabilire a prova d'ombra dove risiedono bene e male. Chi sono i morti, se noi o loro, noi e loro insieme, contro, confusi nei diversi livelli di realtà. Chi li fabbrica. Chi sono i borghesi. Quali colpe scontano in fondo. E chi non ne ha di storie da raccontare, chiede retoricamente Asia.
Con fuochi d'artificio che tornano ad essere tali: semplicemente fuochi d'artificio. Non più diversivi, i fiori del cielo vettori di morte, ma segni squisitamente inutili di un momento di festa, della ritrovata tregua dopo i massacri. Segni di un cinema felice di ritrovare un genio disperso, boicottato, relegato nell'ombra insieme ai suoi zombie.
E come cocoonrecordings. La quinta.
S'intravede una vena progressive, che percorre come un brivido sottocutaneo alcuni dei dodici corpi techno raccolti per questa nuova stagione. Partenze acid che sfumano in qualcos'altro, o ritornano. Un beat irregolare, saltellante, che come in the wheel (l'incredibile pezzo di James Holden) può perdersi in atmosfere liquide e sognanti.
Un genere che da qualche tempo non può spingere oltre sull'acceleratore, se non quello dell'emotività. Ed è così che viene fotografato dal gusto di mr. Sven Väth. Mosso.
Forse non sui rarefatti livelli dell'uscita dell'anno scorso, che avevo letteralmente consumato (Jake Fairley, Roman Flügel, Dinky, Väth vs Rother) ma ugualmente imperdibile. Quasi perfetta. Qualcosa di Ibiza in questo momento. Che risuona adesso tra queste pareti, e tra breve lo farà anche da qualche terrazza affacciata sul golfo genovese.
Quasi le 2.
Il remix di Kevorkian su Personal Jesus, quasi un commiato.
Poi, la canzone che si sovrappone perfettamente a International Snootleg. E' dei Clash. E' London Calling.
Cattivo gusto?
Sono passati quattro anni, da un giorno, e non lo hanno dimenticato ieri le Cinnamomo: un grazioso duo, forse penalizzato da un impianto più adatto a suoni coagulati e dall'ambiente costretto, ideale piuttosto per il sudore del garage o le dilatazioni free di altri gruppi invitati a transitare sullo stesso palco. Quando la loro musica sa di spazi desertici e oasi cantautorali: una tastiera, una chitarra, parole incise nelle scaglie di corteccia più esposte al vento. E quel pezzo ancora provvisorio ma a loro avviso urgente, intitolato (giustamente in inglese) waiting bombs, sul terrore che dopo gli attentati si prolunga psicologicamente. Un terrore "quasi forzato". Che torna utile anche per attutire l'eco di altre morti, ancora irrisolte.
Presenza.
Opulenza, indigenza. Variazioni sullo stesso grafico di una linea ininterrotta. Vivere senza appendersene al pensiero, come una tendenza impassibile. E, alla vigilia delle vacanze, spese impreviste affrontate senza allarmismi: scartata per ragioni freudiane la montatura chiara e messa da parte un'eccessiva ricerca del risparmio, mi sono giocato al tavolo dell'ortottica una notte al Cocoricò con Marco Carola e Tobi Neumann. Restano papabili Electromind e Moving City: la prima imminente, l'ultima da vivere con occhi nuovi e avvolgenti.
Fuga.
"Scatti ai nervi e i sensi che/ Le ombre dei sogni scuotono/
Spazza vento e porta via/ Il bambino che gioca con il mare/
Non sarò eroe / Non sarei stato mai/
Tradire e fuggire/ è il ricordo che resterà/
Eroi nel vento / è la noia che scava dentro me/
Solo noia che scava dentro me/
Guerre di eroi/ Tradite senza pietà/ e svanite nei secoli".
"Esistono avversari della filosofia: e si fa bene ad ascoltarli, particolarmente quando sconsigliano la metafisica alle teste malate dei Tedeschi e predicano invece una purificazione attraverso la physis, come Goethe, o una guarigione attraverso la musica, come Richard Wagner.
[...] Ma dove si troverebbe l'esempio della infermità di un popolo al quale la filosofia avesse restituito la perduta salute? Se mai essa si è manifestata soccorrevole, salvifera, preservatrice, è stato tra i sani. I malati, li ha costantemente resi ancor più malati."
Un paio di passi iniziali strappati al testo intitolato la filosofia nell'età tragica dei Greci (Friedrich W. Nietzsche). Ignoro se ne siano stati ferventi lettori, ma generazioni di musicisti tedeschi hanno finito per convalidarne in pieno il senso. Abbandonando probabilmente in tenera età troppe infruttuose speculazioni, e dedicandosi anima e corpo a più fisiche correlazioni: quelle tra i suoni. Scelta felice, anche in retrospettiva.
Prima volta che vedo un mixer collegato direttamente alle casse. Colmata la lacuna, e riportato a pieni giri il dj set che come ogni giovedì propongo al Fronte del Porto, è ora di tornare all'antica abitudine di postare la playlist. In pasto agli sguardi che la notte scorsa erano (per loro sfortuna) assenti.
I pezzi sono in rigoroso (dis)ordine cronologico.
16B WATER RIDE
Jeff Mills GAMMA PLAYER
Maurizio M04A (12" full length version)
Oxia INTUITION
Slam LIFETIMES
Photek GLAMOURAMA
Anthony Rother FATHER
Abe Duque WHAT YOU GONNA DO?
Dinky ACID IN MY FRIDGE
Black Strobe ME AND MADONNA
Soft Cell SO (EXTENDED)
Ricardo Villalobos DEXTER
Client HERE AND NOW (Cicada VOCAL MIX)
Swayzak BUFFALO SEVEN
Miss Kittin & the Hacker FRANK SINATRA 2001
Kelis MILKSHAKE (X-Press 2 RX)
Underworld CUPS
Etienne De Crecy FAST TRACK
Anthony Rother PUNKS
Fischerspooner EMERGE (Junkie XL RX)
Nathan Fake THE SKY WAS PINK
Ricardo Villalobos EASY LEE
Marco Passarani RED PANDA SUNRISE
Miss Kittin ALLERGIC
Alex Smoke SORTIE
Miss Kittin & The Hacker STOCK EXCHANGE WOMAN
Schatrax MISPENT YEARS (Silicone Soul DARKROOM DUB)
Alter Ego ROCKER (Black Strobe RX)
Unit 4 BODY DUB (Tiefschwarz RX)
Silicone Soul LES NOCTURNES
Depeche Mode ENJOY THE SILENCE (Timo Maas RX)
Che dire dei Soft Machine? Hugh Hopper è un bassista davvero superlativo ma Miguel, che era con me al concerto, ha definito le sensazioni dominanti con una sola battuta.
"Ora ho capito perchè è nato il punk".
Ultim'ora: biglietto gratis per i Soft Machine. Ho venti minuti di tempo e sono costretto a ridurre all'osso questo post.
Parafrasiamo un po' di capolavori della cinematografia globale.
Who framed Pop Killer.
E uno.